Lo senti arrivare. Un secondo prima è tutto normale, poi c'è quel qualcosa alla base del collo, una specie di avviso, e sai che fra cinque secondi sarai rossa, sudata, con il cuore che corre, davanti a chiunque ci sia in quel momento: il cliente, il dentista, la cassiera, tuo marito che chiede «ma hai caldo?». No, non ho caldo. Ho una vampata, che è un'altra cosa, e lo sa solo chi le ha.
Io le ho avute, e le ho avute in un posto dove nessuno le avrebbe dovute vedere: su un palco, con un microfono. Ed è lì che ho imparato la cosa che ti racconto oggi, perché non avevo scelta. In quei cinque secondi di preavviso si può fare qualcosa di preciso, e quel qualcosa è respirare in un certo modo. Non ferma la vampata come un interruttore, non ti prometto questo. Ma la accorcia, la abbassa, e soprattutto ti toglie il panico che la rende il doppio di quello che è. E con la pratica, le vampate stesse diventano meno frequenti: lo dicono gli studi sul respiro lento, e lo vedo nelle donne che seguo.