Il cervello ama gli estrogeni. Li usa per muovere la memoria, per tenere accesa l'attenzione, per trovare le parole in fretta. Quando in premenopausa cominciano a salire e scendere a sbalzi, e poi a scendere, il cervello deve imparare a funzionare con meno, e per un po' lavora a rallentatore. Non è un danno: è un riassetto. Gli studi lo dicono chiaro, e io lo vedo nelle donne che seguo: la nebbia è più fitta negli anni del passaggio, poi si dirada.
Però gli estrogeni non sono soli. Ci sono altri tre complici, e su questi si può fare molto.
Il primo è il sonno. Di notte il cervello fa le pulizie: butta fuori gli scarti della giornata e sistema i ricordi nel cassetto giusto. Se dormi sei ore rotte dalle vampate, la mattina dopo il cassetto è in disordine e la parola non si trova. Ne ho parlato in
Non dormo più in menopausa: la nebbia e il sonno rotto quasi sempre vanno a braccetto.
Il secondo è il cortisolo, l'ormone dello stress, che in questa fase resta alto più a lungo. Un cervello sotto stress ha una memoria corta per natura: è fatto per scappare dalla tigre, non per ricordare il nome dell'attrice.
Il terzo è il caricamento mentale. A quarantotto, cinquant'anni, hai in testa la lista di tutti: figli, genitori, lavoro, casa, e la tua, in fondo. Non è che non ricordi: è che ricordi per cinque persone. Non è un difetto di memoria, è un eccesso di carico.
Capire questo serve a una cosa: a smettere di spaventarti ogni volta che cerchi le chiavi. La paura stessa peggiora la nebbia, perché il cortisolo sale. È un cane che si morde la coda, e lo si può fermare.